#upsidedown #2 giorno: Beijing


Ai cinesi fondamentalmente non gliene fotte nulla. Se c’è la fila non la rispettano. Si infilano.
Giuro, appena lasci 20cm di spazio si infilano a caso.
Ecco perché stanno tutti pigiati pigiati ad appoggiarselo, è successo anche a me, ma avevo lo zaino a distanziare!
Ora ho capito perché in Italia ci stanno cosi bene.
I negozi cinesi in Cina sono come quelli cinesi in Italia;  hanno ricreato lo stesso mood, casino, senso di vecchio, di approssimatezza.
Poi ci sono i negozietti giapponesi wannabe, in perfetto stile giappo, insomma ci provano a essere kawaii, ma non ce la fanno.

Disegnini carini ne mettono pure in giro, tipo su sti assorbenti, non vi fanno voglia di avere il ciclo e di perdere ettolitri di sangue?

Però poi hanno certe facce che ti fanno passare ogni kawaitudine.

Questione lingua. Cinese.
No sul serio, solo cinese. Nessuno parla inglese, nemmeno in aeroporto sono preparati.
Sanno 4 parole in croce e interagire diventa davvero imbarazzante.
Tra l’altro, avevo stampato l’indirizzo in cinese del mio ostello. Panico.
In molti non sapevano leggerlo.
Cioè. Tu cinese non sai leggere la tua stessa lingua?
Idem per le stazioni della metro scritte in caratteri occidentali. Leggevano ma non capivano.
Ma zio billi! No. In Cina non ci voglio piu tornare.
E in inverno fa un freddo cane. #sapevatelo
Mancano quasi 2 ore alla mia partenza.
Salvatemi.

I miei mai più senza in Cina

Update: ho lasciato Beijing a bordo di un 787 della Southern China Airlines
proveniente dal futuro.
I sedili più comodi di sempre e i finestrini che si oscuravano elettronicamente. Voto 9.

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